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Ibrahim torna a casa dopo il trapianto di midollo

Finalmente ad un anno dal trapianto di midollo e dopo aver superato tanti momenti molto difficili Ibrahim è partito oggi per tornare a casa sua in Libano.

Grazie ai tanti sostenitori che ci hanno seguito con affetto in questa iniziativa, la Fondazione ha potuto dare un futuro di speranza a questo ragazzo e alla sua famiglia: un’altra “piantina di Ale” cresciuta e ben radicata.

nel seguito la storia di Ibrahim

Ad inizio 2012 il capodelegazione UNICEF di Beirut, Anna Laurini, napoletana, cara amica della Fondazione Alessandro Pavesi (ONLUS nata nel 2008 nel ricordo di un ragazzo travolto a 19 anni da un pirata della strada) e ispiratrice della passione di Alessandro per i diritti umani, ha chiesto aiuto alla Fondazione per curare uno dei tantissimi bambini palestinesi che vivono in condizioni difficilissime, segregati in uno dei tanti campi profughi disseminati nel Libano: Ibrahim, un ragazzo talassemico di 14 anni, aveva bisogno di un trapianto di midollo.

La Fondazione ha presto attivato una catena di solidarietà, dedicando a questa causa i proventi dello spettacolo che organizza ogni anno per i propri sostenitori: la "serata ideAle" del maggio 2012 con Enzo Iacchetti.

Il grande supporto ricevuto per questa importante causa anche grazie a generose donazioni private si è successivamente scontrato con i tempi della burocrazia tanto che c'è voluto quasi un anno prima che Ibrahim riuscisse ad avere il permesso di espatriare in Italia. Finalmente ad aprile 2013 il ragazzo è giunto in Italia con la madre Fida per essere ospitato in una residenza dell'Ordine di Malta, una volta ottenuta l'autorizzazione della Regione Campania a prendere il piccolo in cura presso l'ospedale Pausilipon.

Ibrahim viene dal campo profughi di Nahr al-Bared vicino Tripoli, nel nord del Libano, nei pressi del confine siriano dove oltre 30.000 palestinesi vivono in condizioni precarie in un enclave di territorio libanese da cui non possono uscire liberamente. Ibrahim ha altri quattro fratelli e sorelle, di cui una affetta dalla stessa malattia che ha già causato la perdita del fratello più piccolo, ed un’altra portatrice sana. Le condizioni di vita dei palestinesi nel campo sono difficilmente immaginabili: non essendo cittadini libanesi non possono uscire dal compound, vivono una vita di precarietà assoluta in spazi angusti, il tutto reso ancor più difficile dall'esodo recente dal conflitto siriano: in poco tempo gli abitanti nelle due stanze della famiglia di Ibrahim sono passati da nove a trentacinque, accogliendo parenti e amici fuggiti dalla Siria.

Dopo mesi di accertamenti per la preparazione all'intervento, Ibrahim è stato ricoverato in camera sterile all’ospedale Pausilipon per la chemioterapia che precede il trapianto di midollo, mentre una ricerca nella banca dati mondiale dei donatori di midollo osseo identificava due donatori compatibili: uno in Canada ed un altro in Germania. Infine è stato scelto il donatore tedesco che è stato ricoverato per tre settimane al Gaslini di Genova per le procedure preliminari al prelievo, e che con il suo immenso altruismo ha dato a tutti un esempio encomiabile.

Finalmente nell'ottobre 2013 Ibrahim si è sottoposto al trapianto di midollo ed è dovuto restare per tre mesi in isolamento in camera sterile con la zia che l’accompagna (la mamma è dovuta tornare in Libano per rimanere con il resto della famiglia), in mezzo a mille difficoltà sia linguistiche (né il ragazzo né la zia parlano l'italiano e nemmeno l'inglese, per cui comunicavano con i sanitari con traduttori simultanei installati sui cellulari) che culturali (la difficoltà di accettare cure da personale femminile, oltre alle difficoltà alimentari se non compatibili con la religione musulmana).

Durante il trattamento post-operatorio, come può succedere nel caso di trapianti eterologhi, ha avuto una grave forma di GvHD, una sorta di  rigetto che il midollo trapiantato opera nei confronti dell’organismo ospite: ha avuto importanti complicazioni che lo hanno anche posto in pericolo di vita, ma i medici e gli infermieri del Pausilipon sono stati eccezionali e sono riusciti a fargli superare questa fase con la somministrazione di farmaci sperimentali e costosissimi, seppur con lunghissime ed estenuanti sofferenze.

Dimesso dall'ospedale nel dicembre 2013, per Ibrahim è iniziato allora un lungo periodo di difficile e spesso dolorosa convalescenza. Una serie di complicazioni lo hanno ridotto a pesare solo 30 chili, provato dalle sofferenze e dalla incapacità di alimentarsi propriamente. Nonostante tutto ciò, lo hanno sostenuto la sua forza di volontà ed il suo forte desiderio di tornare a casa: Ibrahim voleva guarire per tornare quanto prima a giocare con i suoi amici. Le sue condizioni sono così andate pian piano migliorando, grazie anche al quotidiano sostegno pratico e morale di Souzan Fatayer, una palestinese che vive a Napoli prodigandosi per sostenere i tanti bambini del suo popolo che vengono accolti per curarsi negli ospedali cittadini.

Finalmente è di pochi giorni fa la notizia data alla Fondazione dal dottor Mimmo Ripaldi, direttore del Centro Trapianti di Midollo Osseo dell'ospedale Pausilipon: Ibrahim è guarito dalla sua talassemia e può tornare a casa sua! Sarà seguito nella sua terra da una dottoressa libanese che lo terrà sotto controllo per i prossimi anni e con la collaborazione del dipartimento di Ripaldi affronterà tutti i momenti della sua crescita.

Grande è la gioia e la commozione di tutti noi della Fondazione Alessandro Pavesi, che vogliamo ringraziare la meravigliosa struttura del Pausilipon che ha curato il ragazzo con una professionalità eccezionale, superando i tanti momenti difficili con grande umanità, prestando ad Ibrahim cure attente ed amorevoli soprattutto considerando le notevoli difficoltà linguistiche e le sostanziali differenze culturali. Siamo rimasti impressionati dalla dedizione di medici e infermieri che combattono innumerevoli difficoltà e rischi in difesa di piccoli ed inermi pazienti, soli contro malattie abnormi.

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