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Il Bosco Buonanotte

Il Bosco Buonanotte

L’essere padre in carcere è uno degli aspetti più dolorosi della vita reclusa, significa fare i conti con una assenza incolmabile che, inevitabilmente, lascia tracce indelebili nella crescita dei figli e nella vita di coppia; la genitorialità è minata alla base e la relazione padre-figlio soffre da entrambe le parti. Nei diversi momenti di dialogo con i detenuti emerge sempre l’argomento dei propri figli e le relative difficoltà nell’ essere padri a distanza. Da questo contesto è nato il Progetto Liberandia, finanziato dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, con il desiderio di dare ai detenuti-padri uno spazio per raccontarsi in modo sincero e di scrivere, insieme, una storia per bambini. Il progetto, che ha coinvolto in sei mesi di incontri con gli operatori tredici detenuti-padri del carcere di Saluzzo, si è sviluppato attraverso un laboratorio di scrittura creativa. Ad ogni incontro nascevano nuove storie, nuovi paesaggi e poi, come per magia, spuntava una parola fondante che diventava un tassello importante del mosaico, parole che poi sono diventate gli ingredienti principali della storia finale.

IL BOSCO BUONANOTTE parla di maschere e solitudini, illusioni e assenze, mancanze e non detti. È una storia nata in carcere ma parla a tutti perché a tutti può capitare di perdersi in un bosco e di far fatica a ritrovare la strada giusta che riporta a casa.

Il lavoro, che ha prodotto il libro “Il Bosco Buonanotte” edito da Scitturapura, è stato letto dalla IA dell’IC “19° Russo Montale” di Napoli, docente Ida Comite.

I nostri operatori teatrali svilupperanno un laboratorio di scrittura teatrale e creativa con i ragazzi per effettuare un prodotto creativo (video o altro) da donare ai papà/detenuti/narratori per “ricambiare il dono”.

La scelta di questa scuola e di questa classe è stata dettata da un’esigenza di implementare le azioni educative, sociali e creative che la Fondazione svolge da diversi anni.

E’ una scuola che ha sfiorato anche il 30% di dispersione scolastica, accentuatasi con la pandemia, quindi in totale assenza di contatti tra di loro. I ragazzi e le ragazze appartengono e vivono nel Rione Sanità e per loro la scuola è spesso l’unico momento in cui la socializzazione e l’aggregazione può essere attuata.

I progetti della Fondazione “Alessandro Pavesi” intervengono nella didattica per sviluppare una metodologia trasversale che, attraverso il teatro e i laboratori espressivi, rieduchi e collabori alla crescita del cittadino. Il tema della detenzione e della reclusione appartiene anche al loro mondo (per esperienze dirette ed indirette) e cercare una modalità per avvicinarsi a loro e farli diventare protagonisti di un percorso di “bellezza” è uno dei principali compiti della Scuola e della Fondazione.

Il progetto è stato selezionato per partecipare come testimonianza di partecipazione civile e modalità sperimentale educativa alla Rassegna Nazionale di Teatro in Carcere – Destini Incrociati, prevista a Roma dal 17 al 19 novembre.

 

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